Immigrazione in Italia italiano dorme in macchina emigrato in un hotel

L’unione Europea sbaglia la politica sull’immigrazione ,non è in grado di prendere le sue responsabilità.Accoglienza è un business che serve a riempire le tasche di chi utilizza gli immigrati per fare soldi.I poliziotti in Italia in rivolta Lo stato ITALIANO FA DA SCAFISTA! Le Forze del’ordine sono spesso aggrediti e feriti da immigranti .La Guardia costiera non svolge più suoi compiti e funzioni di prima, svolge lavoro di salvagente .Sottomarina d’ultima generazione pagati mezzo miliardo a l’uno mandati a scoprire barconi e inseguire scafisti.Alberghi hanno trovato un facile guadagno.Sono di più di 1.500 migrati accolti negli hotel italiani solo in Sicilia.Le strutture alberghiere danneggiano l’economia costano 3 miliardi all’anno mettono in rischio la sicurezza dei cittadini.Ogni giorno Italia costa 1,6 milioni coperti dai fondi europei destinati all’emergenza .Sovrappopolazione e mancanza di garanzia di casa e lavoro per tutti i cittadini, aumento della criminalità, diminuzione di posti di lavoro,malattie,le schiave di sesso,uomini violenti,la delinquenza ecco cosa portano extracomunitari della Libia. E veramente una vergogna che gli italiani non arrivano a fine mese e clandestini possono usufruire di tanti confort che le famiglie italiane se la sognano.In Italia le famiglie risultano in grave condizioni di povertà assoluta.Personalmente non credo nelle cifre scritte sul giornali….sono sempre più alte in realtà.In Italia non c’e più vero sostegno delle persone in povertà.Un sporco business con sbarchi che portano pure la morte .La gente che pur di venire in Italia mettono in rischio la propria vita e della sua famiglia con non pochi soldi pagati per scafisti .La Francia rimanda in Italia clandestini ,Gran Bretagna pronta a schierare l’esercito contro gli immigrati scattando L’allarme.Mi viene solo la domanda ,che interessi ha Italia verso la Libia e mi viene in mente solo petrolio e gas della Libia. quando c’era Gheddafi, davano il 70% del Pil libico, il 95% del suo export e il 90% delle entrate governative. Il petrolio è passato da 130 a 55 dollari il barile, mentre la produzione libica di petrolio e gas si è dimezzata.Il contributo al Pil, all’export e alle pubbliche entrate libiche si è ridotto in proporzione. è ora probabilmente non più del 30% di quello del periodo normale mentre le pubbliche entrate e l’export sono un quinto di allora.In questo quadro, la Libia è Italia-dipendente perché sopravvive ormai quasi solo con i proventi del petrolio e del gas dell’Eni, che ammonta a circa 200-250mila barili al giorno di petrolio equivalente. Dato il basso provento dell’export, fra poco non ci sono più soldi per pagare il grano di importazione, se non usando le riserve della banca centrale, che in tre anni si possono azzerare.Sarebbe bene far sapere alla popolazione libica che il tempo che le manca prima di essere ridotta in miseria si sta riducendo e che i due governi la stanno illudendo.Eni — dice — ha chia­ra­mente perso il con­trollo sulle sue ope­ra­zioni nel Delta men­tre Shell, nono­stante le pro­messe, non ha fatto gran­ché. nel 2006 l’ENI ha sottoscritto un programma da 150 milioni di dollari con la Gheddafi Development Foundation e la compagnia petrolifera libica per la realizzazione di “progetti sociali” miranti alla “formazione professionale di giovani laureati, alla realizzazione di strutture ospedaliere, alla conservazione e ripristino del sito archeologico di Sabratha, all’intervento in campo di edilizia scolastica, ambientale ed industriale”. il costo umano è ter­ri­bile: la popo­la­zione del Delta del Niger vive in mezzo all’inquinamento ogni giorno della sua vita».Quanto a Eni, che con­trolla la Nige­rian Agip Oil Com­pany, la fun­zio­na­ria di Amne­sty chiama diret­ta­mente in causa il governo ita­liano: «Deve inda­gare su cosa accade nelle ope­ra­zioni dell’Eni in Nige­ria.Tutte le com­pa­gnie petro­li­fere che ope­rano in Nige­ria devono rive­lare l’età e le con­di­zioni delle loro infra­strut­ture, avviare una revi­sione delle loro pro­ce­dure ope­ra­tive e ren­dere note le con­clu­sioni, in modo che le comu­nità locali sap­piano cosa sta suc­ce­dendo». E per la legge nige­riana le com­pa­gnie hanno — o meglio, avreb­bero — la respon­sa­bi­lità di con­te­nere le fuo­riu­scite e boni­fi­care le aree inte­res­sate, ripor­tan­dole al loro stato precedente. il premier Matteo Renzi starebbe valutando la possibilità di intraprendere “una missione di peacekeeping con le bandiere dell’Onu, ma guidata dall’Italia”. Non è, infatti, escluso che, nel giro di qualche mese, l’Italia possa “intervenire con propri militari in una missione dai contorni per ora non definibili”Ma questa è solo la più recente delle motivazioni. Si tratta di una guerra che ha comunque cause ben più profonde e nascoste del tema petrolifero, e pericolosissima per vari motivi e non è solo problema della immigrazione.

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